|
 
 VALLI
/ Valle GRANA / ECONOMIA |
Castelmagno:
un formaggio da re
Ancora
oggi la storia legata alla nascita e alla produzione
del "re dei formaggi" rimane una vicenda
piena di fascino e di "bontà",
dove tradizione e amore per la propria terra si
legano in un connubio perfetto e indissolubile. |
|
|
Il primo documento a noi pervenuto
e attestante l’esistenza del "formaggio
Castelmagno" risale alla fine del XIII secolo
ed esattamente al 1277, anno in cui fu emanata la
sentenza arbitrale con la quale il comune omonimo
dell’alta Valle Grana veniva costretto a pagare
al Marchese di Saluzzo un canone annuo non in denaro,
ma bensì in forme del suo pregiato formaggio.
|
Fino
agli anni Settanta il Castelmagno rimase però
quasi del tutto sconosciuto al grande pubblico,
che iniziò a "gustarlo" e quindi
ad apprezzarlo solo verso l’inizio degli anni
Ottanta, per essere infine riconosciuto come una
delle produzioni casearie tra le più rare,
genuine e pregiate di tutta l’Europa e meritarne
il marchio d.o.p. di "denominazione di origine
protetta".
La sua area di produzione è ancor oggi rigorosamente
limitata a tre comuni dell’alta Valle Grana:
Castelmagno, Monterosso Grana e Pradleves località,
quest’ultima, sede del nuovissimo caseificio
legato al Consorzio per la tutela del formaggio
di origine Castelmagno. |
Le caratteristiche
del formaggio Castelmagno
Trattandosi di un prodotto legato a un’alta tipicità
territoriale, le caratteristiche del Castelmagno sono
legate all’origine della materia prima, al luogo
e al metodo di trasformazione. Pertanto la particolare
varietà e la fragranza delle erbe presenti nei
pascoli di alta valle costituiscono il presupposto fondamentale
al fine di comprendere il perché di una produzione
di latte vaccino di grande qualità da trasformare
in Castelmagno.
Il Castelmagno s’identifica come un formaggio semigrasso
a pasta semi-dura, erborinato e stagionato, prodotto con
latte vaccino crudo (proveniente da due mungiture giornaliere)
eventualmente addizionato con piccole quantità
di latte ovino e/o caprino spesso parzialmente scremato
per affioramento. La pasta ottenuta da latte parzialmente
scremato con aggiunta di caglio di vitello portato ad
una temperatura fra i 35° e i 38° C, viene in
seguito sottoposta a pressatura in stampi idonei per poi
essere trattata con salatura a secco ed avviata a maturazione
dai 2 ai 5/6 mesi in grotte naturali, fresche e umide;
dopo i quali il Castelmagno è pronto per essere
gustato come formaggio da tavola (e non solo) in tutto
il suo aroma e in tutta la sua fragranza.
La forma del vero Castelmagno è cilindrica a facce
piane e il suo diametro può variare dai 15 ai 25
centimetri per un’altezza di 12/20 centimetri, mentre
il peso medio si attesta sui 5/6 chilogrammi.
Dipendente dalla stagionatura è invece il colore
che appare bianco perlaceo nel caso di breve stagionatura,
giallo ocrato con venature blu per la stagionatura avanzata.
La produzione
Il Castelmagno, dopo l’ultimo conflitto mondiale,
conobbe una forte contrazione della produzione dovuta
in parte all’abbandono delle proprie terre da parte
dei valligiani scesi in massa verso la pianura e, in parte,
ai gusti dei consumatori che andavano via via orientandosi
verso una produzione sempre più industrializzata
dei prodotti alimentari e quindi anche caseari. Quasi
dimenticato per decenni, negli anni Ottanta, Camera di
Commercio, amministratori locali e produttori cominciarono
a recepire l’esigenza di razionalizzare e standardizzare
le tecniche di produzione che, seppur tramandate da secoli
nelle loro linee generali, restavano completamente artigianali
e registravano molte varianti legate ai luoghi, ai tempi
e ai metodi di lavorazione adottati dai singoli produttori.
Da questa consapevolezza e dalla necessità di promuovere
e tutelare la produzione di un formaggio così unico
e particolare, si arrivò alla richiesta della d.o.c.
"denominazione di origine controllata" (D.P.R.
del 16 dicembre 1982) e infine recentemente alla d.o.p.
"denominazione di origine protetta" ( N.E. 1
luglio 1996).
Con gli anni Novanta i produttori, pur riducendosi di
numero, raffinarono e migliorarono le tecniche di lavorazione
del nostro formaggio, adoperandosi inoltre per una più
attenta tutela del marchio.
Oggi, tra Castelmagno, Pradleves
e Monterosso Grana, i produttori sono rimasti un numero
esiguo, una dozzina circa a produrre quelle sei-settemila
forme all’anno di un formaggio che i più
esclusivi ristoranti del mondo, fino a Tokio e a New York,
si contendono.
LE
RICETTE >>
|
|
|
|
 |