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LA
LINGUA OCCITANA
L’occitano
è una lingua neolatina; derivata dall’idioma
imposto dai Romani dopo la conquista della Gallia,
viene spesso, per questo motivo, indicata come lingua
gallo – romana o romanza. Con la fine dell’Impero
Romano, il latino parlato nei territori dell’Impero
si modificò gradualmente, fino a dare origine
a lingue diverse: portoghese, spagnolo, catalano,
francese occitano, italiano, franco – provenzale,
sardo, ladino, rumeno, dalmatico. Fu Dante, nel XIV
secolo, a tentare una prima classificazione delle
parlate romanze in tre idiomi prendendo come riferimento
la particella che nelle varie lingue indicava l’affermazione:
la lingua del si, l’italiano, la lingua dell’oil,
l’oiltano o francese e la lingua d’òc,
l’occitano (òc deriva infatti dal latino
hoc est che sta per “è questo”,
“è così”).
Presente nei testi letterari
a partire dal X secolo, dal XII secolo la lingua d’òc
venne impiegata dai poeti detti Trobadors per comporre
le proprie liriche in cui l’esaltazione dell’amore
diveniva sprone e mezzo di esaltazione morale.
La lingua dei trovatori, utilizzata da Dante per la
stesura della Divina Commedia, presentava, inoltre,
lo straordinario vantaggio di essere un perfetto modello
di parlata sopradialettale. La sua uniformità
derivava dal prestigio della lingua dovuto a due fattori
esclusivamente socio – culturali: l’occitano
trovadorico era, infatti, la lingua di una classe
sociale egemone (aristocrazia feudale), cui si ispirava
la nascente borghesia mercantile, ma anche l’idioma
di un popolo che, indipendentemente dallo strato sociale
di provenienza, sentiva nella lingua l’elemento
principe di appartenenza all’unione.
La lingua d’òc,
sviluppata nello stesso periodo nelle forme giuridica
ed amministrativa, mantenne la propria integrità
fino al XIV secolo, quando si avvertirono i primi
effetti massicci della frammentazione dialettale e
dell’influsso francese. La crociata condotta
dal re di Francia contro gli Albigesi, tra il 1208
e il 1242, aveva distrutto le maggiori corti occitane,
sterminando interi paesi, città e regioni in
cui i nuovi dominatori favorirono l’avvento
del francese, che ben presto affiancò l’idioma
tradizionale. Nel 1539, con l’editto di Villers
– Cotteret, il bando della lingua occitana in
favore del francese divenne ufficiale. Il bilinguismo
sopravvisse, tuttavia, fino alla Rivoluzione Francese,
alla fine della quale, l’idea girondina di uno
stato federale fu sconfitta da quella giacobina favorevole
alla creazione di uno stato centralista. La parabola
discendente dell’occitano raggiunse allora il
suo punto massimo.
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