Approfondimenti | Valle Maira

LA RISERVA NATURALE DEI CICIU DEL VILLAR

Istituita nel Comune di Villar San Costanzo, occupa una superficie di 64 ettari con un’altitudine compresa tra i 640 ed i 1.000 metri di quota ed ospita un curioso quanto interessante fenomeno di erosione noto localmente con il termine improprio di “Ciciu”.

Il termine, nel dialetto locale, significa pupazzo, ometto, perché le tozze colonne di terra argillosa, sovrastate da grossi massi, ricordano uomini con il cappello.

Secondo un’antica leggenda, i “ciciu” sarebbero, invece, soldati romani pietrificati dall’intervento divino, mentre si accingevano a uccidere San Costanzo, l’evangelizzatore della zona.

Oggi si contano circa 400 di queste curiose sculture naturali con diametro compreso tra i 2 e i 7 metri e con un’altezza che, in alcuni casi, raggiunge i 10 metri. Il processo di erosione naturale, iniziato 12.000 anni fa, è tuttora in corso. La zona, fino a poche decine di anni fa, era caratterizzata da coltivazioni di vigneti e di ortaggi; oggi è ricoperta da giovani formazioni arboree di latifoglie miste, composte da roverella, castagno, pioppo tremulo, acero montano e betulla. La fauna comprende specie tipiche della fascia collinare e medio montana.

 

LE SORGENTI DEL MAIRA

Le Sorgenti del Maira, riconosciute come Sito di Interesse Comunitario Europeo, sono un luogo meraviglioso e quasi magico dove l’acqua sgorga copiosa in una conca glaciale creando grotte di travertino, nascoste da un rigoglioso bosco di pino uncinato.

 

IL PIANORO DELLA GARDETTA

Il pianoro della Gardetta, grazie alla presenza di resti fossili di organismi marini, dune costiere, ciottoli di antichi fiumi e colate di lave vulcaniche, nel 2001 è stato riconosciuto dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici come Patrimonio Geologico Italiano. Il pianoro, nel quale si trovano anche resti di casermette militari della prima metà del Novecento, è circondato da alte cime tra le quali spicca l’affilata Rocca la Meja, vetta in calcare dolomitico dalla caratteristica stratificazione verticale, meta frequente di arrampicatori ed escursionisti.

 

CURIOSI MESTIERI DELLA VALLE MAIRA

L’Enciclopedia delle arti e dei mestieri, edita nel 1878 dall’UTET, indica il Piemonte come l’area di produzione e lavorazione dei capelli posticci più belli d’Europa, addirittura migliori di quelli, peraltro assai robusti, di Palermo.

Il paese più noto per questa attività economica è quello di Elva. Mito e leggenda si confondono per indicare le origini del mestiere: forse un cameriere elvese, stagionale a Parigi, promise in vendita e consegnò ad alcuni americani le lunghe e apprezzate trecce della sorella e delle amiche, dando così inizio ad un’attività crescente e remunerativa per i suoi compaesani.

Gli elvesi, ancora ragazzi, giravano di casa in casa nelle borgate di montagna e della pianura cercando di convincere le ragazze e le donne a cedere i lunghi e pregiati capelli, di solito in cambio di pochi soldi o di un pezzo di stoffa, quello, davvero, tutto per loro.

Era un lavoro tenuto spesso nascosto, per il quale non erano necessarie particolari licenze, ma piuttosto grande sensibilità e capacità strategiche per riuscire a ottenere trecce che, a volte, raggiungevano il metro e mezzo di lunghezza. La vendita dei capelli, per la successiva trasformazione in parrucche, avveniva nell’apposito mercato di Saluzzo, svoltosi fino agli anni quaranta.

Nel contempo, fin dall’ottocento, proprio ad Elva si sviluppò una fiorente attività artigianale che comprendeva la lavorazione in proprio dei capelli, aumentata per importanza con il cresciuto interesse per i cavei del pentu, raccolti ogni giorno dalle donne direttamente dal pettine o dalla spazzola e conservati in attesa del passaggio annuale a domicilio del caviè.

La lavorazione e la conseguente vendita resero famosi gli abitanti di Elva, primi nell’arte della colorazione dei capelli e nel gestire i contatti commerciali con i raffinati parrucchieri di Parigi, di Londra o del nord America.

Un altro curioso e antico mestiere della Valle Maira è quello dell’anciuìe, l’acciugaio, che, dapprima a piedi con un carretto di legno (il caruss d’anciuìe), poi motorizzato, riforniva di acciughe e di altro pesce conservato tutto il nord Italia.

Le origini di questo strano lavoro di emigrante sono legate a svariate tradizioni e si concentrano nella destra idrografica della valle, in alcune frazioni di Dronero o nei paesi confinanti, come Celle e le borgate di Lottulo e Albaretto, terre povere che non offrivano altre grandi possibilità di reddito.

Nel mese di settembre, terminati i lavori nei campi, e fino a marzo gli anciuìe si rifornivano di merce direttamente nel porto di Genova o dai grossisti. Quindi, da soli o accompagnati dalle donne a partire dal secondo dopoguerra, si recavano ciascuno nella propria zona di vendita del torinese, dell’astigiano o del milanese.

Gran parte degli acciugai, dopo l’ultima guerra, trasformò la propria attività di venditore ambulante di pesce salato in quella di commerciante di prodotti alimentari con il posto fisso in centri importanti o, in alcuni casi, a capo di importanti catene di supermercati.

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