Approfondimenti | Valle Grana

FORMAGGIO CASTELMAGNO DOP

Questo Formaggio vanta origini molto antiche e il primo documento ufficiale a registrarne l’esistenza risale al 1277. Il caratteristico sapore del Castelmagno, formaggio generalmente di forma cilindrica e dal peso che varia dai 2 ai 7 kg, è legato in particolare all’alimentazione del bestiame (essenze aromatiche presenti nei pascoli), al luogo e al metodo di trasformazione. È un formaggio a pasta semidura e spesso erborinata; se è fresco si presenta di colore bianco avorio, la crosta è sottilissima e di colore giallo rossastro ed è caratterizzato da un’elevata friabilità e da un gusto fine e delicato, mentre se è stagionato presenta una colorazione tendente al giallo ocra con venature blu­verdi, che si formano in modo naturale con la stagionatura, la crosta è più scura, spessa e rugosa e ha un gusto saporito, forte e piccante.

Considerato il re dei formaggi piemontesi, il Castelmagno deve il suo nome al comune omonimo della Valle Grana ed è prodotto in tre dei comuni dell’Alta Valle Grana (Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana).

Per info: Consorzio  di  Tutela  Castelmagno  DOP,  piazza  Caduti  1,  frazione  Campomolino,  Castelmagno, tel. (+39) 0171 986148, e­mail info@consorziocastelmagnodop.it

 

IL COLLE FAUNIERA

Se è vero che Fauniera sta per fiounièro, trifoglio alpino o, più genericamente, fieno in lingua provenzale, il richiamo agli ampi pascoli che accolgono i ciclisti finalmente al colle, ormai stremati, è quanto mai azzeccato.

Anche il Giro d’Italia, nel 1999, scopre il Colle Fauniera: quota 2511, raggiungibile dalla Valle Grana dopo una salita terminale di 14,4 km con un dislivello di 1370 m, una pendenza media del 9,5% e durissimi tornanti nei due chilometri conclusivi.

Insieme al Colle dell’Agnello, terzo d’Europa con i suoi 2748 metri dopo la Bonette e lo Stelvio, al Colle di Sampeyre sulla dorsale tra le valli Varaita e Maira, e al Colle della Maddalena in Valle Stura, il Fauniera completa il panorama delle salite ciclistiche più coinvolgenti della Provincia di Cuneo.

Traguardi ambiti, oltre che dai professionisti, anche dagli appassionati delle due ruote che, soprattutto in questi ultimi anni, percorrono le Alpi cuneesi.

Il mito della Fausto Coppi, gara ciclistica amatoriale che si svolge all’inizio di luglio, con partenza e arrivo in Piazza Galimberti a Cuneo, deriva, oltre che dal chilometraggio, anche dalle pendenze elevate che il colle della Valle Grana impone.

 

IL SANTUARIO DEDICATO A SAN MAGNO

Il bianco Santuario dedicato a San Magno sorge a 1761 metri di altitudine, su un esteso terrazzo  pascolivo a monte di Chiappi, ultima frazione della Valle Grana.  Fulcro centrale rispetto alle cime che delimitano l’alta valle, caratterizza il paesaggio per l’uso dei materiali e dei colori  e per la sua maestosità.

La storia del luogo è altrettanto ricca. La prima testimonianza è rappresentata da un’ara romana dedicata a Marte, venerato dai pastori gallo-liguri governati dai Romani come protettore dei campi e dei confini. L’altare votivo venne alla luce nel 1894 insieme a dodici tombe, oggetti di uso quotidiano e monete di rame, risalenti al 250 d.C.

Circa sei secoli più tardi, in Piemonte si diffuse il culto di San Magno, forse compagno del santo di Pedona, ora Borgo San Dalmazzo, o forse monaco benedettino di origini svizzere, raffigurato in provincia di Cuneo come legionario romano, santo guerriero oltre che protettore del bestiame.

In assenza di un luogo di culto degno del santo, Enrico Allamandi, rettore delle chiese di Castelmagno, nel 1475 fece costruire la torre campanaria e l’antica cappella Allamandi, affrescata dal Maestro de Villar Pietro di Saluzzo che, insieme ad Hans Clemer, Baleison di Demonte e altri ancora, segnò il ricco periodo della pittura gotica cuneese.

Nel 1514 fu necessario costruire un edificio più ampio, quello che oggi viene chiamato la chiesa vecchia, con l’altare rivolto verso Gerusalemme e la facciata a ponente, splendidamente affrescato sulle pareti e nella volta a botte da Giovanni Botoneri di Cherasco, con episodi della vita di Cristo ed altri legati alla devozione popolare.

La sovrapposizione di nuovi spazi e di nuovi elementi architettonici prosegue nei secoli successivi per rispondere alle esigenze del numero sempre maggiore di pellegrini che, saliti dalla pianura per pregare, necessita di ospitalità.

Le carestie e specialmente le epidemie che sterminarono il bestiame tra seicento e settecento indussero il nuovo grandioso ampliamento, realizzato tra il 1704 e il 1716, per mano del luganese Giuseppe Galletto, che costruì la grande navata lunga oltre 25 m e alta 15, corpo centrale dell’attuale santuario.  Furono ancora i luganesi delle valli comasche che completarono, nel 1776, la realizzazione dell’altare in marmo di San Magno e degli arredi lignei.

Ma è nella seconda metà dell’ottocento che viene costruita la parte oggi più esterna e imponente del complesso edificio: tre ali di porticato, ad opera di Antonio Bono di Cuneo, circondano la chiesa, sovrastati dai locali utilizzati per accogliere i pellegrini. Dello stesso architetto sono la sopraelevazione del campanile e le due evidenti colonne che sorreggono la falda a lose addossata alla facciata, creando il raccordo con il porticato laterale e conferendo innegabile carattere monumentale all’insieme.

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